AGI - Il farmaco antivirale orale, Obeldesivir, potrebbe essere efficace nel proteggere i primati non umani, ad esempio alcune specie di macachi, dalla morte causata dall’infezione da virus Ebola (EBOV). È quanto evidenzia una nuova ricerca sulle scimmie, condotta dall’University of Texas Medical Branch a Galveston, Stati Uniti, e pubblicata su Science Advances, secondo cui Obeldesivir (ODV) sarebbe stato in grado di proteggere l’80% dei macachi cynomolgus e il 100% dei macachi rhesus esposti alla variante Makona, altamente potente del virus Ebola.
Nelle aree rurali, gli antivirali orali sono molto più facili da somministrare e conservare rispetto agli iniettabili, ad esempio remdesivir, durante le epidemie di EBOV. Ricerche precedenti degli stessi autori avevano già dimostrato che ODV ha un’attività ad ampio spettro contro i virus RNA, proteggendo ad esempio i macachi cynomolgus dalla morte causata dal ceppo Sudan dell’EBOV, quando somministrato 24 ore dopo l’esposizione. Tuttavia i risultati dei lavori condotti si riferivano alla somministrazione intramuscolare di EBOV che induce un decorso della malattia più rapido, rendendo pertanto più difficile tracciare l’effetto dell’ODV a livello molecolare.
In questo nuovo studio i ricercatori hanno invece infettato macachi rhesus e cynomolgus con una dose elevata della variante Makona dell’EBOV utilizzando la via mucosale. Cinque macachi rhesus e 5 cynomolgus hanno ricevuto ODV giornaliero per 10 giorni a partire da 24 ore dopo l’esposizione, mentre 2 macachi rhesus e 1 macaco cynomolgus sono serviti come controlli.
I risultati sembrano suggerire il 100% di copertura di ODV dal rischio di morte dei macachi rhesus e dell’80% dei macachi cynomolgus. Poiché la malattia progrediva più lentamente, con lassi temporali simili all’infezione umana, i ricercatori hanno potuto esplorare anche i meccanismi d’azione dell’ODV: le scimmie trattate avevano una maggiore espressione di proteine che supportano l’attivazione delle cellule T e la presentazione dell’antigene, un processo chiave per l’addestramento delle cellule T, vie di segnalazione antinfiammatorie sovraregolate e vie di segnalazione proinfiammatorie della tempesta di citochine sottoregolate. Nel complesso, i risultati sembrano rafforzare il potenziale dell’ODV come trattamento orale precoce per l’EBOV.