AGI - Arriva quasi in extremis l'intesa bipartisan che sblocca l'impasse sui quattro nomi da eleggere alla Corte Costituzionale ed evitare, così, una nuova fumata nera del Parlamento in seduta comune. Sono stati eletti Massimo Luciani, professore emerito di Diritto pubblico dell'Università La Sapienza di Roma, con 505 voti (in quota opposizioni e indicato dal Pd); Roberto Cassinelli, ex parlamentare e avvocato, con 503 voti (in quota Forza Italia); Maria Alessandra Sandulli, giurista e Ordinario a Roma Tre, con 502 voti (il nome 'tecnico' su cui si è raggiunta l'intesa); Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico di Palazzo Chigi e 'padre' della riforma costituzionale sul premierato, con 500 voti (in quota FdI). Hanno inoltre ricevuto voti il viceministro alla Giustizia ed esponente di Forza Italia Francesco Paolo Sisto (in tutto 4 preferenze, era inizialmente nella rosa dei papabili di FI) e il senatore 'azzurro' Pierantonio Zanettin (5 voti, anche lui tra i papabili fino a quando dal governo si è preferito non eleggere parlamentari in carica).
Una partita che si è chiusa dopo mesi di muro contro muro, schede bianche, tensioni, accuse e controaccuse, ben 13 fumate nere (per sostituire dopo oltre un anno lo scranno di Silvana Sciarra), a cui si aggiungono le 4 votazioni andate a vuoto per eleggere i successori di Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti, arrivati a scadenza a dicembre scorso. Il tutto sotto i riflettori accesi dal Quirinale (Mattarella in occasione della cerimonia del Ventaglio con la Stampa parlamentare aveva lanciato un monito affinché si procedesse senza indugi al ripristino del plenum della Consulta). Ma la trattativa ha rischiato fino a ieri pomeriggio di arenarsi nuovamente, complici anche alcuni 'rimpalli' di responsabilità tra maggioranza e opposizioni e all'interno dello stesso centrodestra, con voci su distinguo leghisti, poi smentiti a sera da una nota del partito, e altrettante voci su una sorta di 'diatriba' interna agli 'azzurri', che il leader Antonio Tajani liquida con un categorico "mai stato un problema dentro Forza Italia. Che ci fossero legittime aspirazioni si', ma non abbiamo mai litigato". Al di la' delle costanti tensioni, i contatti ai vertici sono proseguiti fino alla tarda serata di ieri, quando da ambo le parti e' stato fatto trapelare un cauto e tiepido ottimismo su un possibile esito positivo della votazione odierna.
Che l'intesa fosse stata raggiunta, poi, è stato chiaro sin da questa mattina, a Parlamento ancora non riunito: ministri che fanno ingresso a Montecitorio e sorridono soddisfatti, i gruppi Pd riuniti alla Camera, infine dalle opposizioni si lascia trapelare l'indicazione di voto: Massimo Luciani, Francesco Saverio Marini, Maria Alessandra Sandulli e Roberto Cassinelli. L'ordine dei nomi da scrivere sulla scheda cambia da gruppo a gruppo: un modo, viene spiegato, per dare 'traccia' dei voti dei rispettivi partiti. Alla fine l'intesa regge: dai tabulati non emerge alcuna assenza di peso tra le forze politiche, deputati e senatori hanno rispettato l'ordine di scuderia di essere tutti presenti, e dopo 460 giorni la Corte costituzionale ritrova il plenum. Si racconta di un colloquio 'risolutivo' al telefono tra la premier Meloni e la segretaria Pd Schlein cosi' come, negli ultimi giorni, la presidente del Consiglio avrebbe sentito anche il leader M5s, Giuseppe Conte. La trattativa, dunque, secondo diverse fonti, si è sbloccata dopo l'atteso via libera finale della premier Giorgia Meloni sul nome della giurista Sandulli, che l'ha 'spuntata' sulla cognata: sì, perché in un primo momento, infatti, era circolato il nome di Gabriella Palmieri Sandulli, avvocata generale dello Stato. Alessandra Sandulli è l'unica donna su quattro giuristi eletti, 'figlia d'arte' (suo padre, Aldo Mazzini Sandulli, è stato presidente della Corte Costituzionale). Non è l'unica: anche Marini è 'figlio d'arte' (il papà, Annibale Marini, è stato presidente della Corte dal 2005 al 2006).
Tra i primi a congratularsi per l'elezione, proprio Meloni che ha anche espresso "soddisfazione per l'ampio accordo raggiunto tra le forze parlamentari". Soddisfatta anche la leader dem: "L'accordo ha tenuto con grande compattezza sia delle opposizioni che della maggioranza. Molto bene, c'è grande soddisfazione", osserva Schlein. Per Tajani l'elezione "è un bel segnale per la democrazia". Un accenno polemico lo fa il verde Angelo Bonelli, che rivendica il "grande senso di responsabilità" dimostrato dalle opposizioni, "una responsabilità che non abbiamo visto nella maggioranza, fino all'ultimo". E che l'intesa odierna sia solo una parentesi lo lascia intendere anche la capogruppo dem Chiara Braga (bene il confronto ma resta lo scontro politico, afferma in sostanza). Dal canto suo FdI rivendica "il forte senso di responsabilità, la serietà e il rispetto delle istituzioni del centrodestra", affermano i due capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan. E Conte chiosa: "Alla fine noi avevamo le idee più chiare delle forze di maggioranza che sono arrivate all'ultimo".