AGI - Nuovo passo indietro significativo per la Francia in Africa con la riconsegna della sua base militare storica ad Abidjan, al termine di un lungo iter negoziale che stabilisce una cooperazione militare meno stretta con lo storico alleato. Nel corso di una cerimonia ufficiale, la Costa d'Avorio ha recuperato la base del 43mo Battaglione di Fanteria di Marina francese a Port-Bouet, vicino alla capitale Abidjan, che occupava dal 1978. I ministri della Difesa dei due paesi, Sebastien Lecornu e Tene Birahima Ouattara, hanno firmato un documento che registra il passaggio di consegne del 43 BIMa, una base strategica situata vicino all'aeroporto internazionale. La cerimonia è iniziata con il cambio della guardia, trasferendo la responsabilità della sicurezza del campo all'esercito ivoriano. “Questo atto segna una nuova tappa nelle relazioni di amicizia e di cooperazione strategica tra le nostre due nazioni”, ha dichiarato Ouattara. “La Francia trasforma la sua presenza, ma non scompare”, ha detto Lecornu, salutando il momento come "storico". Alla cerimonia hanno partecipato il vicepresidente ivoriano, Tiemoko Meyliet Kone, e il primo ministro, Robert Beugre Mambe. Le bandiere dei due paesi erano già state abbassate all'inizio della cerimonia, al termine della quale i colori arancione, bianco e verde di quella ivoriana sono stati poi issati sulla piazza d'armi.
Durante la cerimonia, i due ministri hanno firmato un nuovo accordo di partenariato militare, in base al quale il distaccamento francese potrà continuare le sue attività a Port-Bouët. In particolare, una scuola regionale ivoriana per i sistemi di informazione e comunicazione, sostenuta dalla Francia, proseguirà i suoi interventi in loco, e Parigi rimarrà coinvolta sia nelle attività dell'Accademia internazionale antiterrorismo di Jacqueville, alla periferia di Abidjan, sia in quelle dell'Istituto interregionale di sicurezza marittima, anch'esso situato nella capitale economica ivoriana. Inoltre, la base di Port-Bouët sarà intitolata al generale Thomas d'Aquin Ouattara, primo capo di Stato Maggiore dell'esercito ivoriano - nessun legame noto con l'attuale presidente Alassane - un gesto simbolico con cui Yamoussoukro intende ribadire il nuovo equilibrio cercato con l'ex colonizzatore. Una targa con la sua effigie è stata inaugurata anche sul posto di comando.
Questo passaggio di consegne, annunciato il 31 dicembre dal presidente ivoriano, l'83enne Alassane Ouattara, segna la fine di un processo iniziato due anni fa tra i due Paesi, in un momento in cui la Francia ha formalizzato la sua intenzione di riorganizzare la propria presenza militare in Africa. La Costa d'Avorio- che ha mantenuto stretti legami con la Francia fin dalla sua indipendenza nel 1960, nonostante un decennio di crisi negli anni 2000 - proseguirà la cooperazione militare con Parigi, ma in modo più flessibile e tenendo maggiormente conto delle esigenze del paese dell'Africa occidentale.
Mentre circa 1.000 soldati francesi erano ancora presenti in Costa d'Avorio alla fine del 2023, il loro numero è stato gradualmente ridotto a 600 nel 2024 e poi a 300-400 oggi. Il ritiro dei soldati francesi proseguirà gradualmente nel corso del 2025: alla fine, un centinaio di uomini rimarranno nella base per missioni di addestramento e supporto. I legami tra i due eserciti risalgono al 1961, quando fu firmato un accordo di difesa subito dopo l'indipendenza, ma in realtà la presenza francese in Costa d'Avorio risale al periodo coloniale.
Secondo fonti della difesa francese intervistate dal sito investigativo “Africa Intelligence”, Parigi dovrebbe mantenere anche il controllo del deposito di munizioni di Port-Bouët, riservandosi il diritto di far intervenire le proprie forze aeree se necessario, in particolare autobotti ed elicotteri. “Non ci sarà un dispiegamento permanente delle forze aeree, ma sono possibili postazioni temporanee per esercitazioni di interoperabilità con le forze aeree ivoriane”, ha spiegato l'ufficio del ministro Lecornu, mentre fonti del suo entourage hanno confermato che le forze armate francesi manterranno "un lotto di veicoli necessari" per le attività del partenariato militare.
La nuova formula di cooperazione scelta tra Francia e Costa d'Avorio dovrebbe quindi essere “più reattiva e più attenta alle mutevoli priorità delle autorità ivoriane” per esprimere “un partenariato molto più equilibrato”, ha dichiarato un'altra fonte al quotidiano Le Monde. I termini del disimpegno della Francia dalla Costa d'Avorio sono il risultato di negoziati meticolosi, condotti a Parigi per evitare il rischio di rompere gli accordi bilaterali di sicurezza, come è già accaduto, invece, con le giunte militari di Mali, Niger, Burkina Faso, in parte in Ciad e con il governo del Senegal.
Dopo i colpi di stato di giunte militari divenute ostili a Parigi nel Sahel negli ultimi anni, l'esercito francese schierato nella lotta al jihadismo ha dovuto ritirarsi, a volte anche in fretta e furia. In quei paesi il 'divorzio' con Parigi non è stato solo militare, ma anche politico e diplomatico. Nei prossimi mesi la Francia dovrà anche riconsegnare la sua base in Senegal, storico alleato, con il quale è in corso un confronto per arrivare “a un nuovo partenariato di difesa e sicurezza” e alla creazione di una commissione congiunta per organizzare la partenza delle truppe francesi entro la fine del 2025.
A lungo termine, i senegalesi sperano che gli “amici strategici” - termine con cui i francesi vengono chiamati a Dakar - rimangano tali, ma “nell'ambito di una cooperazione aperta, diversificata e senza barriere”. Una posizione simile è stata adottata dalla Costa d'Avorio, dove le dichiarazioni di un cambiamento di rotta sono riservate principalmente al ministro della Difesa. L'approccio del presidente Ouattara è invece più cauto e riservato: in vista delle elezioni di ottobre - per le quali non ha ancora annunciato la decisione di candidarsi o meno - il capo di stato ivoriano sta cercando di bilanciare gli interessi di un settore industriale ancora saldamente legato a Parigi, con i rischi legati alla perdita di credibilità dell'ex colonizzatore agli occhi dei partner regionali. A partire dall'estate, le forze francesi, la cui presenza in Africa è ormai ridotta all'essenziale, avranno solo due basi militari permanenti in Gabon e a Gibuti.