AGI - Continua a far discutere la decisione adottata dalle autorità israeliane due giorni fa di bloccare l'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dopo la scadenza della prima fase dell'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell'enclave. Commentando quanto annunciato dall'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il movimento terrorista islamista aveva parlato di "meschino ricatto e crimine di guerra", spiegando come rappresentasse una "flagrante violazione dell'accordo" questo stop all'ingresso di qualsiasi commercio o fornitura nella Striscia di Gaza. Domenica 2 marzo, poi, era stata l'Autorità nazionale palestinese (Anp) a denunciare la "politicizzazione" da parte di Israele dell'ingresso degli aiuti umanitari e l'utilizzo della "fame come arma" per imporre le sue condizioni. Oggi è tornato sull'argomento il portavoce del governo israeliano, David Mencer, secondo il quale il gruppo palestinese sta accumulando rifornimenti per i suoi militanti "da mesi e mesi" e ha "cibo a sufficienza per alimentare un'epidemia di obesità". "Nessuno soffre la fame all'interno di Hamas" e "i rifornimenti ci sono, ma Hamas non li condivide", ha aggiunto.