AGI - Le autorità israeliane hanno bloccato l'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dopo la scadenza della prima fase dell'accordo di cessate il fuoco tra Tel Aviv e Hamas nell'enclave. "Israele non permetterà un cessate il fuoco senza il rilascio dei nostri ostaggi", ha reso noto l'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, pronto a minacciare "ulteriori conseguenze" se Hamas continuerà a dire di no alla proposta. Secondo l'emittente pubblica Kan, si legge sul Times of Israel, Israele ritiene che nelle ultime settimane siano entrati nell'enclave abbastanza aiuti da durare per Hamas per diversi mesi.
Lo Stato ebraico ha annunciato ieri sera di aver adottato il piano "Witkoff" secondo cui metà degli ostaggi rimanenti, vivi e morti, verrebbero rilasciati il primo giorno del cessate il fuoco esteso e i prigionieri rimanenti verrebbero rilasciati alla fine del periodo se si raggiungesse un cessate il fuoco permanente. I gruppi terroristici nella Striscia di Gaza stanno tenendo 59 ostaggi, tra cui i corpi senza vita di almeno 35 persone come confermato dalle Forze di difesa israeliane.
Hamas ha definito un "crimine di guerra" e una "violazione dell'accordo" la decisione israeliana di impedire l'ingresso di qualsiasi commercio o fornitura nella Striscia di Gaza. "La decisione del primo ministro israeliano Netanyahu di sospendere gli aiuti umanitari è un meschino ricatto, un crimine di guerra e una flagrante violazione dell'accordo", ha scritto il movimento islamista palestinese, invitando "mediatori e comunità internazionale a fare pressione" su Israele affinchè la macchina si fermi.
Sempre Hamas ha poi affermato che Israele "ha la responsabilità" del destino degli ostaggi detenuti nella Striscia di Gaza. "L'occupazione ha la responsabilità delle conseguenze della sua decisione sulla popolazione della Striscia e del destino dei suoi prigionieri" detenuti da Hamas o da altri gruppi armati, ha detto il portavoce del gruppo Hazem Qassem.