AGI - Una studentessa di vent'anni fu uccisa all'università di Palermo nel 1935, ma nessuno l'ha mai saputo. Non c'è un articolo che ne parli, non c'è una lapide che ricordi questo femminicidio nel palazzo dove oggi ha sede la facoltà di Giurisprudenza. Nulla. Maria Concetta Zerilli, Cetti come la chiamavano gli amici, studentessa del secondo anno di Lettere, venne ritrovata la mattina del 17 settembre di 90 anni fa, all'interno dell'armeria della coorte universitaria, oggi un archivio nel retro della facoltà di via Maqueda. Ad ucciderla erano stati tre colpi di pistola.
Accanto alla giovane c'era un altro cadavere, quello di un uomo in camicia nera e stivaloni. "La polizia si affrettò a dire che era un caso di omicidio suicidio. E il regime impose ai giornali la censura sull'intera vicenda", racconta Salvo Palazzolo: l'inviato di Repubblica finito sotto scorta per i suoi articoli sui boss scarcerati è l'autore del romanzo-inchiesta che svela finalmente la storia di Cetti Zerilli: si intitola 'L'amore in questa città', appena edito da Rizzoli. Il libro ripercorre anche le denunce del padre della giovane uccisa, che non si rassegnò alla versione ufficiale, e le indagini di un cronista coraggioso, Nino Marino del Giornale di Sicilia, che dell'omicidio della studentessa non poté mai scrivere, ma successivamente affidò questa storia a un giovane collega, Aurelio Bruno, poi diventato decano dei cronisti di nera e giudiziaria a Palermo.
Il mistero e la censura del regime
"E' stato Bruno a raccontarmi di Maria Concetta Zerilli, vent'anni fa - spiega Salvo Palazzolo - all'epoca, però, non ero riuscito a trovare nulla, quel femminicidio sembrava non esistere". Ma perché un omicidio così eclatante venne nascosto? Il padre della giovane sosteneva che il vero assassino della figlia fosse un altro, presentò anche un esposto a Mussolini ma finì in carcere durante la visita del duce in Sicilia, nel 1937. Spiega ancora Palazzolo: "Aurelio Bruno mi raccontò che a Palermo arrivò un esponente autorevole del partito fascista per insabbiare definitivamente il caso Zerilli".
La scoperta della verità
'L'amore in questa città' è un romanzo che entra nei meandri del regime a Palermo: Salvo Palazzolo ha ritrovato all'Archivio di Stato gli atti dell'inchiesta sui due cadaveri dell'università, scoprendo così che pure un onesto giudice istruttore aveva provato a cercare la verità sulla morte di Cetti Zerilli, ma non gli era stato consentito di andare avanti nelle indagini: delle prove importanti scomparvero, mentre alcuni poliziotti depistarono le indagini attraverso falsi testimoni. "Non tutto è scomparso - dice ancora Palazzolo - ho ritrovato le lettere sequestrate a Cetti Zerilli, sono un bellissimo racconto di Palermo. Una studentessa di 20 anni voleva vivere la sua vita in libertà, ma il regime fascista ha cancellato il suo stesso nome dopo che venne uccisa. Adesso, è venuto il momento che Palermo ricordi questa storia emblematica, che parla anche di censura e di libertà, e onori la memoria di una giovane donna libera e appassionata".