A lla fine Torino si candida ai Giochi Olimpici invernali del 2026. Lo ha annunciato la sindaca Chiara Appendino durante la seduta del Consiglio Comunale del 2 luglio: la decisione della prima cittadina del capoluogo piemontese smuove una situazione che si era arenata all’inizio della scorsa settimana, mettendo anche a rischio la tenuta della sua maggioranza (dei dissidi interni al gruppo grillino torinese avevamo parlato qui).
Il pre-dossier piemontese verrà consegnato al Coni, appena in tempo per rispettare la scadenza del 3 luglio. La palla, a quel punto, passerà a Roma che dovrà esprimersi su quale delle tre città italiane candidare per le Olimpiadi: oltre a Torino, anche Cortina e Milano hanno manifestato il proprio interesse.
Appendino, sui Giochi “dubbi legittimi”
Riferendo in Sala Rossa, la sede del Consiglio Comunale di Torino, Appendino ha ringraziato chi ha contribuito a questo lavoro esprimendo “dubbi legittimi e preoccupazioni che sempre servono per migliorare il lavoro”.
“Siamo nella fase di dialogo che consente esplorare benefici e opportunità”, ha spiegato Appendino riferendosi a ciò che accadrà nelle prossime settimane in cui città, Coni e Cio potranno confrontarsi sui modelli di gestione. Quello torinese, ha assicurato la sindaca, si baserà sul rispetto dei parametri economici, ambientali e tecnologici.
“Prevediamo di non fare debito”
Nel corso del suo intervento, la sindaca ha più volte ribadito l’importanza attribuita al contenimento delle spese, il tema che più degli altri ha messo in guardia i consiglieri dissidenti che fin da marzo si sono spesi per il no ai Giochi. “Prevediamo di non fare debito”, ha annunciato Appendino spiegando che Torino può godere di una “doppia legacy”, un’eredità dell’edizione delle Olimpiadi del 2006.
Torino, sostiene la sindaca, ha in primo luogo “il vantaggio di avere strutture già a disposizione”, sia in termini di impianti sportivi che di trasporti. Su questo punto il diktat è chiaro: ”No a nuove infrastrutture”, come invece era successo dodici anni fa quando venne inaugurata la metropolitana. Ma la città piemontese avrebbe anche “una legacy immateriale”, cioè un bagaglio di competenze che deriva proprio dal 2006 e che non è soltanto fatto di aspetti positivi. Dal passato, però, “possiamo imparare da ciò che non ha funzionato”. E per controllare al meglio i costi, l’intenzione è di ricorrere anche alla blockchain, ha spiegato la prima cittadina grillina.
Il villaggio olimpico nella fabbrica della tragedia Thyssen
Chiara Appendino presenterà alla stampa i dettagli del pre-dossier in una conferenza stampa convocata per il 4 luglio, ma intanto ha già annunciato l’intenzione di collocare il villaggio olimpico alla Thyssen, la fabbrica sede dell’incendio teatro dell’incidente del dicembre 2007 in cui morirono sette operai.
Il vero dossier di candidatura arriverà nelle prossime settimane e sarà “un lavoro sicuramente più completo”, ha spiegato la sindaca. Che, nel corso del suo intervento, si è anche scusata con alcuni consiglieri per l’anticipazione su alcuni giornali di estratti del pre-dossier, prima ancora che i consiglieri potessero vederlo.
Le sue scuse, però, non paiono essere bastate. Deborah Montalbano, ex consigliera del Movimento 5 Stelle poi fuoriuscita dal gruppo e approdata nel Misto, ha pubblicato un post su Facebook in cui attacca la decisione di Appendino accusandola di evocare “sogni effimeri del passato per regalare alla città tanto fumo negli occhi con un evento che durerà 15 giorni, che lascerà dietro di sé ancora una volta debiti, degrado, ma soprattutto non costruirà risposte per i reali bisogni e le emergenze dei cittadini torinesi”.
Anche Maura Paoli, consigliera grillina dissidente della prima ora nei confronti della candidatura olimpica, ha ribadito la propria contrarietà: “Spero che i nostri paletti inducano Coni e Cio a non sceglierci”, ha detto durante la seduta del Consiglio.